Il loro ultimo lavoro “Amen”, uscito a Febbraio, è al quarto posto nella classifica degli album più venduti, eppure se chiedi in giro chi sono i Baustelle in pochi ti sapranno rispondere. Non riesco a trovare un gran riscontro quando provo a tessere le lodi di questo gruppo a chicchessia, e di certo non lo farò qui, ma ho appurato che i Baustelle o li si odia o li si ama, e questo basta.
Basta perché quando si è capaci di portare un giudizio all’estremo significa essere in grado di sfuggire al qualunquismo e alla banalità, o meglio, alla mediocrità; proprio quella mediocrità che ti spinge ad alzare le spalle e a dire “mà, non so, forse”. Meglio le prese di posizioni nette, meglio un “mitico!” o un “che schifo”.
Dopo questa premessa, da me considerata necessaria, posso addentrarmi nei meandri di questa ultimo album la cui metabolizzazione necessita di un ripetuto ascolto. Al primo giro delle 15 tracce, infatti, saltano all’orecchio due o tre pezzi in particolare, di cui uno è sicuramente il singolo “Charlie fa surf”, che già in radio ti fa dire “ Ah questi sono i Baustelle” per i richiami chiari, forse fin troppo, a “La guerra è finita” che inscrivono questo Charlie quindicenne nel ruolo di doppio maschile della protagonista coetanea del singolo dell’antecedente lavoro.
“Amen” può essere sicuramente il gradino successivo della “Malavita”; dalle sonorità più complesse, dalle melodie meno ripetitive, dai generi più assemblati, indie-rock-pop, io direi che sicuramente è l’album più maturo della band. Seppure rimane simili negli schemi alle tematiche e agli arrangiamenti pregressi, c’è qui quel qualcosa in più che lo innalza in meglio, e non in peggio, nel solco dei lavori precedenti. Il duo Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi funziona sempre molto bene in questi giochi vocali in cui il canto si alterna, si fonde, si interscambia; vanno avanti così in “Colombo” (che potrebbe tranquillamente essere il secondo singolo), in “Il liberismo ha i giorni contati” , in “Antropophagus” dal ritornello incalzante e ricco di sfumature elettroniche che ritroviamo anche in “Andarsene così” su un testo filosofico-esistenzialista. E che dire di Baudelaire sennonché le tastiere miste ai violini rivelano la perfetta fenomenologia dei “fiori del male” ?
Ora provate ad ascoltare queste 15 tracce con meditazione e con un ascolto critico, “impegnato” e poi chiedetevi se siete ancora del parere che i Baustelle sono un gruppo per adolescenti depressi; ai quindicenni piacciono i Finley o i Tokio Hotel con i capelli a punta.
Questo gruppo ne è ben lontano, la loro musica se non sarà poesia sarà poetica e loro saranno decadenti, radical-chic, scostanti e forse antipatici, ma assolutamente originali. Amen!
TRACKLIST:
“E così sia”
“Colombo”
“Charlie fa surf”
“Il liberismo ha i giorni contati”
“L'aeroplano”
“Baudelaire”
“L”
“Antropophagus”
“Panico!”
“Alfredo”
“Dark room”
“L'uomo del secolo”
“La vita va”
“Ethiopia”
“Andarsene così”