Santana: il ritmo latino non fa presa
Live report dal Neapolis Festival 2006
Una deriva ipermelodica.
Carlos Santana non è un artista che centellina le esibizioni, producendosi in numerosi concerti, apparendo spesso in televisione, sfornando album con una cadenza quasi annuale, contornandosi di ottimi musicisti nei live e in studio. Quell’intreccio selvaggio ed erotico fra ritmo e melodia che è alla base della sua musica, scatena, soprattutto nei brani dei primi album, un rapimento irrefrenabile che si dispiega in danza. Piace a giovani e meno giovani, riuscendo a proporsi ad un ampio pubblico da svariati anni. C’è da dire però che la deriva ipermelodica degli ultimi tempi ha mostrato un Santana che morde il freno, spesso in assolo già sentiti, autoreferenziali e, a volte, anche superflui. Ciò non giova a chi vuole uno spettacolo forsennato e travolgente, come il pubblico del Neapolis.
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Evoluzioni solistiche.
L’esibizione di Santana, attesissima dalla maggioranza dei presenti, ha infatti destato poco entusiasmo, non sfociando nelle usuali danze collettive, nella gioia comune che ogni musicista vorrebbe evocare con le proprie note. Stanco dalla risposta offerta a Plant e Pop, il pubblico è rimasto comodamente seduto sugli spalti ad ascoltare e vedere, muovendo un po’ il piede, lasciando ad una pletora di ragazzi la primissima fila, più incuriositi che trascinati dalla musica. Ai classici rodati, la scaletta di Santana preferisce i brani degli ultimi anni, quelli da top ten, lasciando per il finale una lunga coda di “Soul Sacrifice”, inframmezzata da uno straordinario assolo di batteria, il momento che ha lasciato basiti i più. Il concerto è finito, molti gli entusiasti, molti i delusi, più ancora frastornati dalla raffica di assolo degli ottimi musicisti, percussionisti e tastierista soprattutto, che han fatto da base alle evoluzioni solistiche di Santana.
Un pò di delusione.
Alla mezzanotte è però ora di guadagnare l’uscita, facendo il punto della situazione e, perchè no, canticchiare le canzoni che tutti avrebbero voluto ascoltare, come “Samba Pa Ti”, ribattezzata “la canzone da filmino di matrimonio” o la straclassica “Black Magic Woman”. Quando molti dei tuoi brani sono classici, è difficile scegliere.
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