THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN
Per la serie a volte ritornano, o meglio, a volte si reinventano
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| The Good, the Bad & The Queen |
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A reinventarsi è ancora una volta Damon Albarn, fautore geniale prima dei Blur e poi dei Gorillaz, che quasi per gioco, “invitando alcuni amici” nel suo studio di registrazione a Londra, traduce il suo esperimento nel progetto “The Good, the Bad & The Queen”, da cui nasce l’omonimo album.
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Gli “amici di merenda”, di cui parla Albarn, sono niente di meno che Paul Simon, ex bassista dei Clash (protagonista della storica copertina di London Calling immortalato mentre distruggeva il suo basso) , Sion Tang, ex chitarrista dei Verve, e Tony Allen, percussionista negli Africa 70 di Fela Cuti. Un super gruppo dunque, ma senza nome. Già, perché ad avere un titolo è solo l’album mentre la band resta, per il momento, un’ idea ancora anonima che però lascia grande spazio alle libere interpretazioni sull’assegnazione dei ruoli : chi sarà il buono, chi il cattivo e chi questa regina?
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Ascoltando l’album non si può far altro che attribuire il ruolo di sua maestà a Demon Albarn; il motivo è che, mentre ci si aspetterebbero reminiscenze del punk-Clash o influenze melodicamente “Verve”, il disco eredita tutte le sonorità tipiche dei Blur e si pone benissimo come seguito di “Parklife” (lavoro della band risalente al 1994), anche se con una certa eleganza in più.
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Damon Albarn con i Blur
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La voce calda di Damon rende alquanto suggestivo l’ascolto, anche se può essere una delusione per chi sognava un mitico ritorno dei Clash. In ogni caso, più che al suono, l’attribuizione di un forte significato al disco, è affidata alle parole che lasciano trapelare l’intenzione di un lavoro volutamente basato sull’introspezione umana con il risultato che ogni singola traccia riesce a toccare l’intimità di ognuno: dalla più moderna e commerciale “Herculean” alla dolce, e un po’ malinconica, “Kingdom of Doom”, che dopo il primo ascolto viene automatico risentire.
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Un buon lavoro o un buon progetto, in qualunque modo lo si voglia chiamare, ciò che conta è che questo è davvero un ottimo ritorno.
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