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Dade, il bassista dei Linea 77, ci presenta il suo alter-ego ( o i suoi alter-ego) con: “Il tappeto dava un tono all’ambiente”. Un gran bel giro nell’underground musicale del nostro stivale
Tutti lo conoscono come “Dade” ,il bassista dei Linea 77, proprio quello lì che sul palco salta a mò di grillo seguendo il ritmo incalzante e agguerrito del suo strumento; e sarà proprio per questo che risulta difficile, quasi impossibile, associarlo all’ideatore di un album con un titolo come “ Il tappeto dava un tono all’ambiente”, un titolo tra il bohemienne e il dandy che si allontana di molto da un “Ketchup Suicide”.
Ma questa citazione, intelligentemente rubata al “Grande Lebowsky” di Joel Coen, la dice lunga su cosa avesse in mente il nostro Dade: mostrare che oltre l’hard-core e il post-metal può esserci dell’altro e convincere tutti che bisogna avere la capacità di mantenersi coerenti ad uno stile ma allo stesso tempo estremamente etereogeni.
In questo album di esordio (non si sa se il primo e magari anche l’ultimo) il nuovo “AntiAnti” ha fatto un bel giro nell’underground musicale del nostro stivale, raccogliendo e intrecciando varie atmosfere e suoni diversi, come per dire “Bè guardate un po’ cosa abbiamo in Italia!”. Non a caso in ogni brano è ospitato un artista che riesce ad interpretare al meglio il suo genere.
Linea 77
Così sono stati chiamati a raccolta Caparezza che, insieme all’amico Diegone, fa il verso ai nuovi “Picciotti della benavita” , i Corveleno e Fabri Fibra per le traccie più hiphoppeggianti, Samuel dei Subsonica, i Super Elastic Bubble Plastic e la psichedelica-schizoide Miss Violetta Beauregarde, il terrore di tutte le Suicide Girls, per la zona più elettronica del disco.
Solo i fedeli all’abitudine dello stesso sound, quelli lì che al primo tentativo di sperimentazione che fa il loro artista sono sempre pronti all’ingiuria della “commercializzazione “, del “venduto” e “del traditore”, potranno denigrare questo album ultrapolicromatico, sbagliandosi. Perché, “Il tappeto dava un tono all’ambiente”, detto in gergo “spacca”; è differente e innovativo e, nonostante a prima vista può sembrare una suonata tra amici, in realtà, per capire i ragazzi di Dade-AntiAnti, ci vuole un orecchio fino e un buon cervello.