E A SARNO LA TERRA TORNA A TREMARE CON I LINEA 77
Report del concerto nell'ambito di "Primavera sonora"
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L’area non era proprio delle più primaverili Venerdì sera , 25 Aprile, a Sarno, ma ci hanno pensato i Linea 77 a rendere l’atmosfera incandescente con la furia del loro live. L’evento è rientrato all’interno della rassegna “Primavera sonora”, organizzata dalla Provincia di Salerno e che vede protagonisti una serie di appuntamenti musicali che culmineranno con il Meeting del mare , a Marina di Camerota, a cui parteciperanno Gianluca Grignani, Roy Paci, Malatja e Subsonica.
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A qualche giorno di distanza si può ben dire che la serata sia andata alla grande e congratularsi con gli organizzatori. Questo, in breve, ad onor di cronaca. In realtà c’è molto di più. Alle 21.30 di tale venerdì di festa, la piazza è già gremita, un po’ per i gruppi emergenti che sono qui dal pomeriggio e che precedono il “concertone”, ma soprattutto per questi ragazzi torinesi che al sud si sono fatti così tanto aspettare. E l’attesa si respira nell’aria, tra gli sguardi apprensivi di chi è qui proprio per loro, tra birre e sigarette consumate per occupare questo tempo che scorre così lento.
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Deve passare circa un’oretta prima che dalle atmosfere fumè del palco e dagli effetti speciali delle luci blu, compaia la sagoma tondeggiante di Nitto, voce del gruppo, tanto rotondo quanto simpatico.
Qualche secondo e gli altri componenti lo raggiungono; lo affianca Emo, l’altra voce e il suo opposto: bello-dannato e un tantino scontroso. Tutto è pronto per cominciare; un “Ciao Sarno” dà vita ad una potenza sonora incontenibile.
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Appena parte il primo pezzo penso e riconfermo la mia idea che i Linea 77 sono una di quelle pochissime band che dal vivo rendono ancor più di quanto possano fare in un album ascoltato in privato; e non si tratta soltanto della solita empatia che si genera durante ogni concerto, questa band ha davvero qualcosa in più: ha un tantino di ineguagliabile. Questi ragazzi spaccano; spaccano l’aria, spaccano il suono deframmentandolo in un crossover incalzante ed esagerato, spaccano la folla che dal basso è un vortice indomabile che non si placa neanche per un istante, nemmeno sui brani del nuovo “Horror Vacui” che non ancora tutti conoscono.
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Gli ultimi due album, infatti, dominano i 60 minuti esatti del live; molti pezzi presi dal nuovo lavoro e molti da “Available for Propaganda”, ma è quando arrivano le pietre miliari della band che si scatena il delirio; prima Moka, poi 66, ancora Fantasma e la folla impazzisce e, quando Emo ordina a questo mare di aprirsi in due metà esatte, li vedi obbedire per poi esplodere e mescolarsi in un magma incandescente che si scontra spinto dal ritmo convulsivo che arriva dal palco, un battito che non si riposa mai se non per cessare del tutto quando arriva la fine.
Ed è questa fine l’unico lato negativo del concerto; 60 minuti sono pochi per noi, troppi per loro data la potenza. Ma quando lo show arriva al “the end” e le luci del palco si spengono, tu sei ancora sospeso a metà di un salto, interrotto così a mezz’aria. Poi, nel momento in cui arrivi giù e posi i piedi a terra, ti chiedi cosa diamine sia successo in quest’ora. Ti domandi frastornato, sudato, svuotato da ogni energia, perché la terra sotto i tuoi piedi stia ancora tremando. “E un brivido percorre la schiena…”
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