Massive Attack, Holigoland
Il nuovo lavoro dei Massive Attack
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Quello dei Massive Attack è sempre un viaggio nell’universo sconfinato dell’io: buio, introspezione, lande desolate, pensieri che rimbombano nel silenzio, vagheggiamenti.
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Come dimenticare l’intro di Angel ? Un gruppo di studenti recentemente ha usato il brano in un musical su Lolita per spiegare lo stato d’animo del protagonista maschile e il suo dramma interiore in un viaggio tra eros, odio e amore; una dimensione quasi autistica che ritroviamo perfettamente in questo nuovo lavoro: Holigoland.
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Holigoland è un album in cui i Massive Attack sottolineano ciò che hanno sempre fatto e sanno ben fare, lo perfezionano, lo portano ai massimi livelli; il mood dominante è malinconico e sempre un po’ cupo ma in questo disco ci propongono anche angoli inesplorati, inaspettati, piacevolmente sorprendenti.
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Merito anche delle tante collaborazioni di cui l’album è zeppo: Hope Sandoval, Horace Andy, Damon Albarn, Guy Garvey degli Elbow e tanti altri.
Ascoltando ogni singola traccia, improvvisamente veniamo accecati da sprazzi si luce. E’ proprio quello che accade in un pezzo come Flat of the Blade che parte con un ritmo ossessivo per arrivare alla fine ad aprirsi in un canto dolce, morbido, più accondiscendente. In Psyche la voce femminile di Martina Topley sembra un attimo costringerci al pop ma è solo un’illusione passeggera, si viaggia sempre sopra le righe, fuori dalla consuetudine, lontano anni luce da ogni banalità.
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Il verso caldo di Horace Andy, ormai fedele collaboratore e amico, in Girl I love You, su un groove percussivo mischia ancora una volta elettronica postmoderna e radici reggae.
In ogni brano di Holigoland ritroviamo qualcosa della storia di questo gruppo, come se i Massive Attack si fossero divertiti con un patchwork delle loro idee migliori.
Ripetitivi? No, assolutamente autocelebrativi!
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