Come in un’equazione matematica, numeratore e denominatore presentano numeri diversi ma insieme per la stessa causa, il risultato finale, i Maxiata, allo stesso modo posizionano il funky e l’indie sulla barra divisoria e il rock addizionato al prog in quella inferiore. Il risultato è “Scalda il Sangue” e i numeri li fanno lo stesso anche se non matematici di professione.
La band abruzzese approda al nuovo album senza dimenticare quello che finora hanno in archivio. Sulla scia dell’omonimo, uscito nel gennaio 2005 per la Cni/Venus, il quartetto rinnova l’appuntamento col rock contaminato.
Rispetto al precedente il prog è ancora nelle orecchie ma gli spigoli sembrano essere stati limati con estrema cura dal moog e dagli archi di David Bonelli.
Se da un lato le tastiere ne smussano angoli, dall’altra non ci sono strumenti che affinino i riff duri e poco scalfibili di Luca Caloisi, chitarrista e produttore esecutivo del nuovo progetto.
Scalda il sangue, prima traccia che da il nome all’album ha un lieve e delicato inizio: i suoni non si esaltano,
ma le corde scalpitano per impennare.
Evado a Rilento ha un’inclinazione molto Litfiba, l’ombra sembra quella dei Led Zeppelin con un synth ed una chitarra che giocano a chi suona più duro, continuando così sino alla fine e riuscendo a creare interessanti incastri anche con la voce del buon Giuseppe Costantini, particolarmente motivato nell’interpretazione di questa traccia.
Rock e funky s’incontrano irrimediabilmente nella terza traccia e l’elettronica,qui si fa ancora più ricercata.
Il motivo della distorsione mira a rimanere nella mente fin dal primo ascolto. I violini fanno il resto.
Poi l’album prende una piega ben precisa, voluta. “Seduto qui” si allontana dal funky e dal rock genuino finora ascoltato. C’è un synth che aggredisce, nel bel mezzo del brano, con un riff tutto elettronico.
La mia patria chiude una tracklist variopinta ma ancora poco incisiva per il rock italiano. Non una cattiva idea quella di Scalda il sangue. Buone le idee, originali ed interessanti gli arrangiamenti come in Cerco te. Peccato però che queste cose le abbiamo già sentite.