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INTERVISTA A CAPOVILLA, DE IL TEATRO DEGLI ORRORI
Il cantante veneziano elogia Saviano ma aggiunge: “E' stato impreciso su Saro Wiwa!”

Pubblicato da: Daniele Mazzotta on 3 settembre 2010

Intervista di Daniele Mazzotta.


Nelle vostre interviste traspare l'orgoglio di marcare a gran voce la vostra indipendenza. Oggi il vostro nome ha raggiunto riconoscimenti importanti. Nonostante abbiate intrapreso percorsi diversi da quelli cosiddetti “ufficiali”, seguendo una linea del tutto indipendente. Quanto sudore c'è dietro questo progetto?


Beh, però la prima cosa da dire è che i percorsi ufficiali e il nostro percorso sono due cose diverse. Noi non perseguiamo gli stessi fini dei percorsi ufficiali. C'è chi va ad X Factor e chi vuole avere un successo meteorico. Per noi non è così. E' tutta una vita che suoniamo e lo facciamo semplicemente per il piacere di farlo. Quindi noi non inseguiamo il successo, noi siamo il successo! Che è la tua vita, che è la prassi stessa del fare musica. Questa è la prima considerazione che mi viene spontanea, scusami, giusto per sgomberare il campo da eventuali confusioni. Poi mi chiedi se si fa fatica a fare tutto questo? Ti rispondo che è dura, è terribile! E aggiungo anche che le cose le fai con grande fatica ma anche volentieri. Se questi fossero i problemi della vita!


E' insolito ascoltare in un album, non una canzone ma una preghiera musicata! Perchè l'idea di musicare il Padre Nostro! Qual'è il significato che attribuisci a questa preghiera?


Mah... il Padre Nostro è la preghiera del cattolicesimo, di tanti milioni, forse, di miliardi di persone nel mondo. Con il Padre Nostro noi siamo abituati a vedere le persone che chiedono qualcosa al padre eterno. Noi invece provocatoriamente invitiamo il padre eterno a non perdonare i colpevoli. Invochiamo vendetta e non giutizia!I colpevoli sono i grandi amministratori delegati delle grandi multinazionali che violentano il mondo. Tutto quello che sembra legale ma che in realtà non lo è perchè manca della regola numero uno: Non uccidere le persone. Ora sappiamo che in terra giustizia non ce n'è, allora speriamo che in cielo ce ne sia una e speriamo che li sbatta tutti all'inferno quei figli di puttana! Il posto che meritano! La nostra canzone è una provocazione, noi siamo laici, io sono laico. Però fa impressione vedere i ragazzini cantare il Padre Nostro durante i concerti! E' vero! In chiesa non ci vanno! E' una provocazione ben riuscita, mettiamola così! E guarda, io vengo da una famiglia molto religiosa perchè la mia mamma era suora prima di avere me, e il mio papà era il sacrestano del paese, quindi ho avuto e, per molti versi, subìto un'educazione molto religiosa e la cosa non mi dispiace affatto. Il ricordo che ho di mio padre, ad esempio, che non c'è più, è un ricordo bellissimo. Il ricordo di un persona giusta e solidale con il resto del mondo che mi ha insegnato delle belle cose. Io non ce l'ho con la chiesa e non penso che la chiesa sia una banda di pedofili o di fuori di testa o di grandi banchieri o di grandi affaristi. Credo che anche la chiesa sia fatta dai tanti Peppe Diana, dai Don Puglisi, dai grandi eroi.

Avete partecipato al progetto Il Paese è reale. Quanto è reale questo paese e , secondo voi, dove sta andando?

Il Paese è completamente finto. E' cambiato negli ultimi ventanni ed è cambiato grazie ad un gruppo di potere che, in questo momento, è proprio al governo, alle televisioni, ai media e a quello che sappiamo. Noi remiamo in direzione opposta e contraria a questo stato di cose. Noi siamo il ritorno alla normalità!


Che importanza ha all'interno del Teatro degli Orrori e nell'esperienza artistica di Pierpaolo Capovilla, la letteratura? Per chi non fosse ancora passato sul vostro sito, ricordiamo , per esempio, che lo scorso 30 giugno Capovilla e Favero hanno tenuto un reading letterario su Majakovskij!
Ehm, Favero non c'era, ma ci sarà. Si, comunque, si tratta di letture di Majakoskij, il grande poeta della rivoluzione russa. Io mi reputo un uomo di cultura ma non leggo molto, sono una persona molto pigra, ho sempre letto solo i classici quali Shakspeare, Dostoevskij, i francesi.
Entrano dentro le nostre canzoni dalla porta principale. La poca cultura che ho, la metto tutta a disposizione del gruppo nella creazione delle canzoni. Credo che una canzone debba saper narrare qualcosa. Chi pensa di scrivere una canzone soltanto per intrattenere gli altri, per raccontare le solite bugie e per andare in tv, probabilmente non fa della buona musica. Mi prendo molto sul serio in quello che faccio. L'unica cosa che faccio all'interno della band è scrivere i testi, non partecipo alla stesura dei pezzi in quanto tali, arrivo per ultimo. Il mio è praticamente un lavoro letterario all'interno del gruppo. Io sono completamente conquistato dall'idea che un buon gruppo rock sia tale solo se ha realmente qualcosa da dire, altrimenti sei un gruppo di merda e per quanto uno può essere performativamente bravo, se non hai niente da dire, non hai niente da dire, quindi non si capisce perchè fai quel mestiere. Guarda probabilmente mi prendo troppo sul serio, Ci vuole un po' di ironia, dopo tutto sono solo canzonette, ma la situazione è questa. In giro c'è troppa gente finta, ci sono perfino gruppi giovanissimi che sono completamente finti; potrei fare nomi e cognomi (ride) : i Finley, i dAri. No? Sono finti. E fa una grande tristezza ascoltare questa musica così finta. C'è così tanto desiderio di verità. Il paese è reale, noi siamo reali!

Nel disco c'è una canzone che s'intitola “ E' colpa mia”. E' veramente colpa nostra? Saremo capaci di invertire la rotta?

E' colpa mia nella misura in cui io ho quarant'anni e mi riferisco in particolar modo alla mia generazione. Io sono nato nel '68 e la mia generazione non ha saputo vedere come cambiava il paese. Non ha saputo arrabbiarsi a sufficienza. Il paese è diventato terribilmente più brutto di prima. Gli ultimi ventanni sono i peggiori. Questo è il momento peggiore dell' Italia repubblicana, ragazzi!
E' chiaro che in tutto questo c'è sempre la speranza di invertire la rotta, lottando. E comunque vale sempre la pena lottare, così facendo si rende la vita più degna e più bella. Nella vita è bello lottare e ci piace perchè è giusto farlo! Ed è bello farlo sia di fronte alle piccole che alle grandi ingiustizie che accadono intorno a noi, a volte all'interno delle nostre stesse esistenze, anche all'interno dei nostri rapporti, più privati. Chi non lotta si annoia!

Quando hai conosciuto il personaggio di Ken Saro Wiwa e cosa ti ha spinto a dedicare un intero album a quest'uomo? Ricordiamo che Saro Wiwa veniva ucciso in occasione della finale di Coppa d'Africa tra Nigeria e Uzbekistan

La Nigeria in quel momento era governata da un regime militare. Il primo ministro, un dittatore, si chiamava Sani Abacha, un uomo senza scrupoli, letteralmente comprato dalle multinazionali degli idrocarburi che uccise Saro Wiwa.
Io lo dico senza acredine. Sono felice che Saviano abbia parlato di Saro Wiwa e mi piace questa splendida coincidenza, però lo ha fatto in modo un po' impreciso perchè sono tante le imprecisioni che lui ha enunciato nel suo incontro con Fazio. Tanto per cominciare non fu ucciso insieme ad altre sei suoi cooperanti, ma insieme ad altri otto. Soprattutto Saviano non cita l'Eni, il terzo operatore economico dell'area! Saro Wiwa non fu impiccato il 10 novembre del 1995 perchè aveva scritto Soza Boy, non è stato impiccato il Wiwa scrittore, è stato impiccato il politico. Saro Wiwa fondò il Mosop, il movimento per la liberazione degli Ogoni, un popolo di meno di un milione di persone, all'interno di una macro comunità che vive nel delta del Niger, occupata da più di trenta milioni di persone. Saro Wiwa tenne un discorso politico molto serio, di condivisione delle ricchezze derivanti dall'estrazione del petrolio in una zona del mondo che viene violentata da quasi cinquantanni. Indubbiamente la Shell è la più importante responsabile della morte di Saro Wiwa e dei suoi otto cooperanti. Ma non c'è solo lei e mi stupisce come Saviano non abbia voluto citare l'Eni. E tanto per capirci, l'Eni a differenza della Shell e della altre compagnie petrolifere che operano nel delta del Niger continua a fare il Gas flaring. Cos'è? Quando si tira su il petrolio dal sottosuolo viene fuori anche del gas che può essere stoccato e rivenduto per produrre ulteriori energie, può essere rispedito nel suolo o può essere bruciato nell'aria. Proprio quest'ultima è una pratica illegale nel mondo e illegale, pertanto, anche in Nigeria. E l'Eni continua a farlo. Voglio ricordare che dal delta del Niger, che è un'area grande circa tre volte il Piemonte, ben 76.000 km quadrati, proviene il 3,5% di tutto il Co2 presente nel mondo. Quindi l'Eni non solo sta usando violenza nei confronti di tutte le popolazioni residenti ma anche nei confronti dell'intero pianeta. Quando i nostri politici, soprattutto quelli del nord e parlo in particolar modo della Lega Nord, ci vengono a chiedere di aiutarli a casa loro, dovremmo rispondergli: Maledetti stronzi e bugiardi! L'Eni è una multinazionale italiana a compartecipazione statale, non è mica un'azienda privata, eh!
Quindi siamo noi che ci arricchiamo alle spalle degli altri, calpestando la vita dei popoli residenti in tutto il mondo. Mi spiace che Saviano non si sia ricordato di citare certe cose e nei suoi confronti nutro tutto il rispetto e l'ammirazione possibile. Soprattutto per le terribili cose che ha saputo raccontare del paese. Una volta, mentre leggevo Gomorra, fui preso dalla voglia di gettare il libro fuori dal finestrino, ma dalla rabbia! Non avevo idea che nel mio paese accadessero certe cose! Ed è per queste cose che elogio Roberto!

Sul Myspace degli One Dimensional Man sono già state rese note le prime date del tour. Questo per dire che la band, che negli anni '90 ha rappresentato la vera alternativa al rock indipendente italiano, non si era sciolta?

Io non ho mai detto che si fossero sciolti, torniamo da un momento di pausa. Dopo tutto Il Teatro Degli Orrori e gli One Dimensional Man sono la stessa famiglia. I due gruppi esplorano sostanzialmente gli stessi territori musicali. Alla fine è giusto dire che torniamo con una decina di date, così rirodiamo il gruppo e lo rimettiamo in piedi per vedere cosa succede. E c'è anche un nuovo disco nella nostra testa!

Cosa hai voluto prendere dagli One Dimension Man e portare all'interno del Teatro Degli Orrori e quale impronta hai voluto dare al Teatro rispetto alla precedente esperienza?

Il Teatro è nato come quartetto, io non suono più il basso, canto e basta. Così è stato possibile scrivere delle canzoni più complesse e quindi liberarsi dal clichè di una musica molto semplice che è sempre stata la caratteristica degli One Dimensional Man. Io sono sempre stato un pessimo bassista e un pessimo cantante e gli One Dimensional Man risentono e hanno sempre risentito dei mie limiti. Il Teatro Degli Orrori è un superamento da questo punto di vista!




Parole chiave: rock , Interviste , Pierpaolo Capovilla , Teatro degli Orrori




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