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MUSIC FOR LOSERS
Intervista ai Trabant

Pubblicato da: Daniele Mazzotta on 9 Settembre

Trabant
Hanno un nome stranissimo ma un album interessante. Se un etichetta discografica, appena nata, sceglie di produrre un gruppo appena nato, la ragione è una: la R!SVP crede nei Trabant. Il salto lo fanno in due e, finora, nessuno dei due sembra aver fatto cilecca. 60 date tra inverno e primavera, le idee del nuovo disco che cominciano a prendere forma e le novità che giungono dal Sud America la dicono lunga sul conto di questo quartetto triestino...


D. Prima di decidere quali domande farvi, mi sono chiesto cosa significasse Trabant. La voce dice: famosa automobile prodotta da una casa automobilistica tedesca, progettata e messa in produzione negli anni ’50. Un sondaggio invece la vede al secondo posto tra le peggiori macchine mai progettate. Alla fine perché proprio Trabant?

T. L'origine del nome della band risale alla notte dei tempi, a quando eravamo bambini. La cosa ci piaceva perché comunque si tratta di un simbolo di un mondo che nel bene o nel male non esiste più, ma che noi sentivamo per tanti versi più vicino rispetto ad altri posti dello stivale. Conta, inoltre, che Trieste è a un passo dal vicino est europeo. In più la Trabant ci piace proprio per questo suo essere incredibilmente grezza, costruita con materiali quasi di scarto; ciononostante va avanti lo stesso per centinaia di chilometri. Un po' come noi. E' un'auto molto punk, ma ci puoi fare un sacco di affidamento.

D. Un esordio discografico col botto direi. La critica vi segnala come una delle band più interessanti del momento. Miglior band di “Italia Wave” e vincitrice del primo premio della fondazione Italia Wave Network. Come se non bastasse, al concerto di presentazione di Music 4 Losers, ad attendervi c’era un pienone di 400 persone! I Trabant si aspettavano tutto questo?

T. A dire la verità proprio no. Tutto quello che è successo e ci sta succedendo è giunto come una gradevolissima e quantomai inaspettata sorpresa…

D. La pasta sonora sembra avere diversi punti di riferimento molto forti. L’eco dei Daft Punk da una parte e quella dei Bloc Party dall’altra, per esempio, tornano spesso. In fase di composizione quali sono stati gli elementi sonori a cui avete fatto riferimento?

T. Ti dirò, in verità ascoltiamo così tante cose diverse che è davvero difficile indicare che tipo di suono ci ha influenzato maggiormente. Di base, comunque, pensiamo a gruppi precedenti e ai nomi che hai fatto; mi riferisco a certe bellissime realtà musicali a cavallo tra '70 e '80, sia di musica "suonata" (come tanti dicono) che di elettronica…


D. Siete italiani, triestini per la precisione, ma per ispirazione e, chissà, forse per posizione geografica strizzate volentieri l’occhio alle realtà d’oltremanica. E’ un percorso naturale quello che vi porta a scrivere in inglese e ad adottare sonorità poco italiche o è cercato?

T. Io non direi che in toto non adottiamo sonorità italiche. Certo, siamo i primi a riconoscere che nella nostra musica c'è molto di internazionale, di anglosassone, ma non c'è solo questo. La scelta dell'inglese è dovuta ad un mero fattore di suono, ci piace di più come suona. Se dovessimo trovarci di fronte ad un brano in sala prove che suona meglio in italiano, allora questa sarebbe la nostra scelta. Inoltre non dimentichiamoci che moltissimi grandi e meno grandi della musica italiana hanno scelto l'inglese nel loro lavoro. Pensiamo a Moroder, ma anche a tutta una serie di gruppi italodisco inizio '80 che hanno prodotto della musica da ballo altrettanto sopraffina…

D. Dall’ascolto di Music For Losers avverto un’immancabile velo di malinconia, un senso di indecisione e di sconfitta. E’ quello che realmente sentite intorno o sono semplicemente esternazioni estemporanee?

T. E' ambo le cose. Le canzoni nascono sempre in un momento in cui ti senti un po' giù, un po' sconfitto e disilluso. E' una cosa che fai per aiutarti a superare dei momenti che immancabilmente ti si presentano nella vita. Quindi sì che sono esternazioni estemporanee perché poi si torna a stare bene, che sia merito o meno della musica a voi la sentenza. Ma anche no, che non sono solo un'esternazione estemporanea, ma anche un documento di un momento all'interno di un sistema più vasto che è la nostra vita con i suoi alti e bassi. Insomma, in definitiva, se sei felice vai in giro e ti vivi la vita. Non ti metti certo a scrivere una canzone…


Trabant
D. In Italia avete fatto un bel po’di date per essere una band giovane, promossi e prodotti, per di più, da un’etichetta altrettanto giovane. Una scelta, quella della R!SVP Records, che alla fine sembra aver portato i frutti sperati finora e che ha premiato anche il coraggio dell’etichetta stessa!

T. Sì, siamo molto contenti del lavoro svolto sinora assieme all'etichetta. Mi sembra che il grosso impegno profuso attorno a noi dai ragazzi di R!SVP dimostra che se ti sbatti ottieni dieci e lode.

D. Nel 2001 anche gli Amari, friuliani come voi, vincono il premio della Fondazione Arezzo Wave. Tuttavia, sebbene potreste fregiarvi di vivere in una città-culla di artisti come Trieste, sbirciando nel web, mi sono accorto che siete poco entusiasti della vostra terra! (vedi intervista su Rockit.it)

T. Con gli Amari condividiamo un pò di cose. E in effetti e' un bel momento anche per la nostra regione. La cosa che io criticavo nell'intervista su Rockit è la mancanza di entusiasmo istituzionale di fronte a tale fermento nella nostra città. E' una cosa che non c'entra con la cosiddetta "scena" (termine che odio). Ecco, riprendendo testualmente ciò che hai scritto, diciamo che Trieste potrebbe essere un città-culla di artisti. Purtroppo fino a poco tempo fa non ne manifestava nemmeno l'intenzione. Ora fortunatamente le cose sembrerebbero muoversi verso una maggiore apertura. Speriamo non si tratti solo di un fuoco di paglia.

D. Perchè dedicare un disco ai perdenti? Se ci sono, chi sono i perdenti di Music for Losers?

T. Il cd è dedicato a tutti quelli che vengono chiamati perdenti dalla società in cui viviamo. Società che promuove come stereotipi di successo dei modelli nei quali non ci riconosciamo affatto, in un meccanismo di competizione serrata che non ci è proprio, una gara in cui chi scende a maggiori compromessi regna incontrastato e addita a perdente chi soltanto tale meccanismo perverso ha deciso di accantonarlo, dedicandosi a ciò che ama. Quest' ultima è la tipologia di persone con cui ci piace avere a che fare. Un perdente che noi vediamo invece coerente e propositivo, e se non propositivo almeno vero. Music for losers significa Music for Winners. Dipende da che parte stai.


D. Tra giugno e settembre si svolgono interessanti festival in tutta la penisola. A volte, alcuni di questi rappresentano la svolta per band che come voi che, fino a poco tempo fa, venivano annoverate tra quelle emergenti. La scoperta dei Trabant dov’è avvenuta? Quest’anno sarete presenti in molti festival?

T. Non saprei darti una data precisa. Certo molti festival hanno aiutato. Italia Wave come trampolino, il Miami come conferma, con in mezzo un sacco di altri appuntamenti collettivi, utilissimi. La dimensione festival ti fa crescere perché ai festival di solito tutto si trova al massimo stato di entropia: service, promoter, scaletta band sul palco… se ce la fai a suonare bene in un festival poi vai tranquillo… quest'anno salteremo un po' di appuntamenti perché da inizio agosto siamo al lavoro su nuovo materiale. Dopo circa 60 date tra inverno e primavera a suonare sempre gli stessi pezzi, abbiamo bisogno di ossigenare il cervello e divertirci su qualcosa di nuovo.

D. Siete già al lavoro, quindi, sui brani del nuovo disco?

T. Si, ci stiamo lavorando, per l'appunto, in questi giorni. Bollono belle cose in pentola. Siamo eccitatissimi. Ti anticipo che oltre alle cose già sentite nei Trabant, c'è un po' di Sud America.

D. La regione italiana nella quale i Trabant sono stati accolti con maggiore entusiasmo.

T. Emilia Romagna. I ragazzi lì amano la musica davvero tanto. E sono fedeli! Se il tuo show è piaciuto ti richiamano subito a suonare, ti vengono a risentire anche a chilometri di distanza e cercano continuamente di darti da bere e da mangiare. Ti senti davvero importante… però anche la Toscana non è da meno, grandissimo calore, grande attenzione e dialogo, un sacco di simpatia e pantagrueliche porzioni di cibo e bevande.

D. Cosa c’è attualmente nell’ i-pod dei Trabant?

T. Uhmmm fammi pensare un attimo… sicuramente un disco di Willie Colòn e Ruben Blades, Dr Heckle & Mr Jive dei Pigbag, il primo dei King Crimson, Unclassics di Morgan Geist.


Intervista realizzata da Daniele Mazzotta


Trabant


Trabant
Waste of time (live)



Parole chiave: rock , trabant , intervista




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