UMBRA NOCTIS: “Luce oltre il confine”
L'esordio Black Metal della band mantovana
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Umbra Noctis
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Arde, arde la fiamma nera negli Umbra Noctis, formazione italiana black metal. Il sestetto si inserisce, come ultima novità, nella folta schiera del metal estremo che nel belpaese ha prodotto alcune interessanti band a metà degli anni '90, fra cui i Necromass, gli Hidden Hate, gli Evol, i Cultus Sanguine, i salernitani From Depths. Un genere che avvince con tensione fideistica gli appassionati, respingendo i meno avvezzi alle sonorità senza compromessi, non senza la gioia dei primi.
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Formatisi nel 2004, gli Umbra Noctis arrivano all’esordio con questo cd. Prima particolarità, e forse l’unica degna di nota, cantano testi in lingua madre ed in latino, forse più per campanilismo che per un reale compiacimento del pubblico italiano. Gli stilemi del genere ci sono tutti: dalle chitarre ruvide ed estremamente sature nella distorsione, alle melodie dissonanti, alle atmosfere cupe e tetre che fanno da sfondo ad una rabbia esplosiva. "Risveglio", "Spettri sul fiume", "Verso l'alba di nuova vita", attraverso testi decadenti e con il piglio della poesia, a volte superomica, a volte notturna, esprimono una carica d'odio che vorrebbe essere emotiva e colta ma che, per lo più, ricade nello sfogo personale.
La registrazione, ben sporcata, si dimostra adeguata al genere, riuscendo a mantenere la rozzezza dell'impatto e dando al tutto una maggiore carica malefica. Non sempre però gli arrangiamenti di batteria si dimostrano precisi, mostrando alcune lacune sul vero banco di prova per i gruppi che si cimentano nel metal estremo.
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La copertina di Luce oltre il confine degli Umbra Noctis
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Dalle nevi perenni e misantropiche della Scandinavia, il black metal prende le mosse sul fine dei '80 con gruppi come Bathory, Darkthrone e Mayhem, come movimento musicale, filosofico, culturale e nazionalista, non estraneo a tematiche sataniste e politicamente vicine alla destra. Genere estremo per antonomasia, il nero filo che collega gli Umbra Noctis alla Norvegia poggia su alcuni topos formali imprescindibili per numerosi puristi: velocità esasperata di batteria e chitarre, sonorità corrotte da una registrazione orgogliosamente low fi, cantato screamig, ossia l'utilizzo di urla lancinanti e disumane, emblema del tormento interiore.
La parte più oscura dell'animo umano, le tensioni nichiliste, antisociali, misantropiche sono le tematiche più esplorate dal genere, senza contare gli accenni alla poesia gotica e gli argomenti (spesso indebitamente abusati) riguardanti tematiche religiose, pagane e destroidi. Ma questo non è il caso del combo italiano, più interessato all’espressione del disagio interiore che al signore delle tenebre o all’antisemitismo.
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